8) Schlick. Sull'analisi delle proposizioni.
Schlick si rif alla distinzione kantiana fra giudizi analitici e
sintetici e la considera fondamentale per la comprensione della
proposizione stessa. Un caso a parte  costituito dalla
comprensione delle parole qui, ora, cos e cos, le quali sono
delle constatazioni, che prevedono un giudizio di verit.
M. Schlick, Sul fondamento della conoscenza, in Tra realismo e
neopositivismo; traduzione italiana di E. Picardi, Il Mulino,
Bologna, 1974, pagine 150-153 (vedi manuale pagina 321).

 Ora, qualche studioso di filosofia si  chiesto: come posso
sapere, per ogni singolo caso, se una proposizione si trova
realmente in accordo con le definizioni pertinenti e, dunque, se
sia realmente analitica, e perci indubitabile? Non debbo, forse,
avere in mente le definizioni che sono state stabilite e il
significato dei termini usati, quando formulo o ascolto una
proposizione analitica? Ma posso essere certo che le mie facolt
psichiche e fisiche sono adeguate allo scopo? Non , per esempio,
possibile che, arrivato alla fine della proposizione (anche
ponendo che la sua durata sia di un minuto secondo), io abbia
dimenticato l'inizio o non abbia un ricordo esatto? Non debbo,
quindi, riconoscere che per ragioni di carattere psicologico anche
a proposito di un giudizio analitico non sono mai al sicuro del
suo valore?.
A ci si deve rispondere che, naturalmente, non si pu non
riconoscere la possibilit che in ogni momento si verifichi un
deterioramento del meccanismo psichico; ma si deve anche rilevare
che le conseguenze che in tal caso deriverebbero non sono
correttamente esposte nelle domande e nei dubbi sopra menzionati.
Pu succedere che, per una debolezza della memoria o per una
ragione qualsiasi non comprendiamo o comprendiamo male una
proposizione, attribuendole un senso diverso da quello che ha. Ma
che cosa significa questo? Fintanto che non ho compreso una
proposizione, questa per me non  affatto un asserto, ma una mera
successione di parole, di suoni o di segni scritti. In tal caso,
per, non sussiste alcun problema, perch solo di una
proposizione, e non di una successione di parole, di cui non si
sia compreso il significato, si pu chiedere se  analitica o
sintetica. Nel caso, invece, che io abbia inteso in modo sbagliato
una sequenza di parole, ma sempre considerandola una proposizione,
allora so per certo se questa  analitica, e quindi valida a
priori oppure no. Non si deve, cio, credere che io possa aver
compreso una proposizione come tale, e poi essere in dubbio sulla
sua natura analitica. Infatti, se  analitica, posso dire di
averla compresa solo quando abbia compreso che  analitica. Non
per nulla, comprendere significa rendersi conto delle regole d'uso
dei termini; ma sono proprio queste regole d'uso che rendono la
proposizione data analitica. Quando io non so se un complesso di
parole formi o no una proposizione analitica, ci vuol dire che,
per il momento, non conosco le regole d'uso delle parole che
figurano in tale complesso, e, quindi, che non ho capito la
proposizione; le cose, dunque, stanno in questo modo: o non ho
capito nulla, e allora non posso neppure dir nulla; oppure so se
la proposizione che ho compreso  analitica o sintetica (ci che,
naturalmente, non presuppone che questi termini mi siano chiari o
familiari). Nel caso della proposizione analitica, so anche che 
valida, cio che gode di una verit formale.
I dubbi formulati sopra sulla validit delle proposizioni
analitiche erano perci infondati. Certo, posso dubitare di aver
afferrato correttamente il senso di un dato complesso di segni
anzi in generale, di riuscire a comprendere mai il senso di una
qualche sequenza di segni; ma non posso chiedermi se sono davvero
capace di riconoscere la validit formale di una proposizione
analitica. Infatti, comprendere il senso e riconoscere la validit
a priori sono, nel caso di una proposizione analitica, un unico e
identico processo. Al contrario, una proposizione sintetica 
caratterizzata dal fatto che non posso assolutamente sapere se 
vera o falsa solo mediante la comprensione del suo significato; la
sua verit pu venire accertata unicamente mediante controllo
empirico. Il processo, con cui se ne coglie il senso, non
s'identifica con quello della verificazione.
C' solo un'eccezione in proposito, la quale ci riporta alle
nostre constatazioni. Queste sono sempre della forma: qui ora,
cos e cos. Per esempio: qui, ora, due punti neri coincidono,
oppure qui, ora, dolore, e cos via. Ci che accomuna tutti
questi asserti  che in essi compaiono delle parole indicative, le
quali hanno un senso coincidente con quello di qualche gesto
ostensivo compiuto simultaneamente; le regole del loro uso
prevedono che, nella costruzione della proposizione in cui esse
compaiono, venga effettuata un'esperienza, che l'attenzione venga
diretta su qualcosa di osservato. I1 significato delle parole
qui, ora, questo eccetera non pu esser reso mediante
definizioni generali costituite da parole, bens solo mediante
quella specie di definizione che avviene con l'aiuto d'indicazioni
e di ostensioni gestuali Questo ha senso solo se  accompagnato
da un gesto. Per comprendere il senso delle proposizioni
osservative si debbono contemporaneamente eseguire dei gesti, si
deve in qualche modo, indicare la realt.
In altre parole: posso comprendere il senso di una constatazione
solo confrontandola con i fatti, cio eseguendo quella procedura
che  richiesta per la verificazione di tutte le proposizioni
sintetiche.
Ma, mentre per tutti gli altri asserti sintetici la comprensione
del senso e l'accertamento della verit sono processi separati e
pienamente distinguibili, nelle proposizioni osservative, come in
quelle analitiche, essi vengono a coincidere. Le constatazioni e
le proposizioni analitiche sono cose ben diverse, ma hanno ci in
comune, che in entrambi i casi i processi della comprensione e
della verificazione sono contemporanei: con uno stesso atto, se ne
stabilisce il senso e la verit. Domandare, a proposito di una
constatazione, se non ci si stia sbagliando sulla sua verit,
avrebbe tanto poco senso quanto se tale domanda fosse fatta a
proposito di una tautologia. Entrambe hanno validit assoluta.
Solo che la proposizione analitica  vuota di contenuto, mentre la
proposizione osservativa ci procura la soddisfazione di una
conoscenza genuina della realt.
Spero che sia risultato chiaro come tutto dipenda dal carattere
d'immediatezza, che  proprio delle proposizioni osservative e a
cui esse debbono il loro valore positivo e negativo, insieme: il
valore positivo della validit assoluta, e quello negativo della
inutilizzabilit quale fondamento duraturo.
Sul misconoscimento di questo carattere si basa, in gran parte,
l'infelice problematica delle proposizioni protocollari, dalla
quale han preso spunto le nostre considerazioni. Constatare: qui,
ora, azzurro, non  la stessa cosa che asserire la proposizione
protocollare: Moritz Schlick ha percepito dell'azzurro, nel tal
giorno dell'aprile 1934, nell'ora tale e nel tal luogo.
Quest'ultima proposizione  un'ipotesi e, quindi risulta
contraddistinta da incertezza; essa  equivalente all'asserto: M.
S. ha fatto (in tempo e luogo specificati) la constatazione: qui
ora, azzurro. Si tratta di asserto che, chiaramente, non 
identico alla constatazione in esso inclusa. Nei protocolli si
parla sempre di percezioni (o sono sottintese; la persona
dell'osservatore che ha la percezione  importante per un
protocollo scientifico), mentre nelle constatazioni non se ne
parla mai. Una constatazione genuina non pu essere annotata
poich, non appena prendo nota delle parole ostensive qui, ora
eccetera, esse perdono il loro senso. N si possono sostituire con
un'indicazione del tempo e del luogo, perch non appena si fa
questo, inevitabilmente si mette al posto di una proposizione
osservativa una proposizione protocollare, che, come abbiamo
visto, ha natura complementare diversa.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 78-80.
